20.3.10

Joseph Bento XVI Ratzinger ouve Joseph Haydn no dia de S. José

In Zenit:
«A Santa Sé felicitou Bento XVI hoje pelo dia do seu onomástico, a solenidade de São José, com o concerto “As últimas sete palavras de Cristo”, de Joseph Haydn, que tinha o mesmo nome de batismo do Papa.

O concerto, realizado na Sala Clementina do Vaticano, apresentou a versão dirigida pelo músico espanhol José Peris Lacasa (Maella, Zaragoza, 1924), a quem o Papa dedicou sua agradecida saudação e com quem, no final, teve um diálogo intenso.

A obra musical, uma das maiores do século, de 900 compassos, nasceu do trabalho confiado a Haydn por alguns ilustres espanhóis de Cádiz, que se reuniam em uma caverna para celebrar de maneira especial a Semana Santa.

As palavras de Jesus voltaram a ressoar junto ao túmulo do apóstolo Pedro

No final do concerto, o Santo Padre (...) apresentou a obra de Haydn como um exemplo, “entre os mais sublimes, de como é possível unir arte e fé”.

Constatando como a inspiração do compositor se baseia no Evangelho, o Bispo de Roma mostrou, com as notas da música, como, “na dura cruz, Deus pronunciou em Cristo a palavra de amor mais bela e mais verdadeira: Jesus, em sua entrega total e definitiva. Ele é e última palavra, mas não em sentido cronológico, e sim qualitativo”.

“Talvez eu tenha ido um pouco longe demais com esta reflexão, mas a culpa – ou talvez o mérito – é de Franz Joseph Haydn”, reconheceu o Papa, ao concluir seu discurso, centrado na criatividade artística da fé. (...)»

19.3.10

Pedofilia, Igreja, baixa política e sociedade

Para tratar deste tema, urge começar por fazer algumas declarações categóricas, para nos pormos a salvo de acusações de má-fé: o abuso sexual é uma prática abominável, independentemente do perfil da vítima; é-o ainda mais se cometido sobre menores; é especialmente agravado se cometido por pessoas incumbidas de zelar pelos interesses das vítimas; é ainda mais escandaloso quando aos abusadores está confiada a orientação moral e religiosa das vítimas; as principais vítimas são sempre os abusados; os abusos não-sexuais também são condenáveis. Dito isto, passemos ao tema propriamente dito, através de excertos de um magnífico artigo de Massimo Introvigne, cuja leitura integral se recomenda. Depois de uma apresentação do conceito sociológico de pânico moral e dos seus agentes, os empresários morais, Introvigne aborda os casos de abusos sexuais perpetrados por membros do clero que têm vindo a merecer ampla cobertura mediática. Para tal, apresenta as conclusões de um estudo realizado sobre a matéria pelo John Jay College of Criminal Justice, instituição pertencente à City University of New York:
«(...) Questo studio ci dice che dal 1950 al 2002 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni. Di questi poco più di un centinaio sono stati condannati da tribunali civili. Il basso numero di condanne da parte dello Stato deriva da diversi fattori. In alcuni casi le vere o presunte vittime hanno denunciato sacerdoti già defunti, o sono scattati i termini della prescrizione. In altri, all’accusa e anche alla condanna canonica non corrisponde la violazione di alcuna legge civile: è il caso, per esempio, in diversi Stati americani del sacerdote che abbia una relazione con una – o anche un – minorenne maggiore di sedici anni e consenziente. Ma ci sono anche stati molti casi clamorosi di sacerdoti innocenti accusati. Questi casi si sono anzi moltiplicati negli anni 1990, quando alcuni studi legali hanno capito di poter strappare transazioni milionarie anche sulla base di semplici sospetti. Gli appelli alla “tolleranza zero” sono giustificati, ma non ci dovrebbe essere nessuna tolleranza neanche per chi calunnia sacerdoti innocenti. Aggiungo che per gli Stati Uniti le cifre non cambierebbero in modo significativo se si aggiungesse il periodo 2002-2010, perché già lo studio del John Jay College notava il “declino notevolissimo” dei casi negli anni 2000. Le nuove inchieste sono state poche, e le condanne pochissime, a causa di misure rigorose introdotte sia dai vescovi statunitensi sia dalla Santa Sede.

Lo studio del John Jay College ci dice, come si legge spesso, che il quattro per cento dei sacerdoti americani sono “pedofili”? Niente affatto. Secondo quella ricerca il 78,2% delle accuse si riferisce a minorenni che hanno superato la pubertà. Avere rapporti sessuali con una diciassettenne non è certamente una bella cosa, tanto meno per un prete: ma non si tratta di pedofilia. Dunque i sacerdoti accusati di effettiva pedofilia negli Stati Uniti sono 958 in cinquantadue anni, diciotto all’anno. Le condanne sono state 54, poco più di una all’anno.

Il numero di condanne penali di sacerdoti e religiosi in altri Paesi è simile a quello degli Stati Uniti, anche se per nessun Paese si dispone di uno studio completo come quello del John Jay College. Si citano spesso una serie di rapporti governativi in Irlanda che definiscono “endemica” la presenza di abusi nei collegi e negli orfanatrofi (maschili) gestiti da alcune diocesi e ordini religiosi, e non vi è dubbio che casi di abusi sessuali su minori anche molto gravi in questo Paese vi siano stati. Lo spoglio sistematico di questi rapporti mostra peraltro come molte accuse riguardino l’uso di mezzi di correzione eccessivi o violenti. Il cosiddetto rapporto Ryan del 2009 – che usa un linguaggio molto duro nei confronti della Chiesa Cattolica – su 25.000 allievi di collegi, riformatori e orfanatrofi nel periodo che esamina riporta 253 accuse di abusi sessuali da parte di ragazzi e 128 da parte di ragazze, non tutte attribuite a sacerdoti, religiosi o religiose, di diversa natura e gravità, raramente riferite a bambini prepuberi e che ancor più raramente hanno condotto a condanne.

(...)

Una domanda sgradevole – perché il semplice porla sembra difensivo, e non consola le vittime – ma importante è se essere un prete cattolico sia una condizione che comporta un rischio di diventare pedofilo o di abusare sessualmente di minori – le due cose, come si è visto, non coincidono perché chi abusa di una sedicenne non è un pedofilo – più elevato rispetto al resto della popolazione. Rispondere a questa domanda è fondamentale per scoprire le cause del fenomeno e quindi per prevenirlo. Secondo gli studi di Jenkins se si paragona la Chiesa Cattolica degli Stati Uniti alle principali denominazioni protestanti si scopre che la presenza di pedofili è – a seconda delle denominazioni – da due a dieci volte più altra tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici. La questione è rilevante perché mostra che il problema non è il celibato: la maggior parte dei pastori protestanti è sposata. Nello stesso periodo in cui un centinaio di sacerdoti americani era condannato per abusi sessuali su minori, il numero professori di ginnastica e allenatori di squadre sportive giovanili – anche questi in grande maggioranza sposati – giudicato colpevole dello stesso reato dai tribunali statunitensi sfiorava i seimila. Gli esempi potrebbero continuare, non solo negli Stati Uniti. E soprattutto secondo i periodici rapporti del governo americano due terzi circa delle molestie sessuali su minori non vengono da estranei o da educatori – preti e pastori protestanti compresi – ma da familiari: patrigni, zii, cugini, fratelli e purtroppo anche genitori. Dati simili esistono per numerosi altri Paesi.

Per quanto sia poco politicamente corretto dirlo, c’è un dato che è assai più significativo: per oltre l’ottanta per cento i pedofili sono omosessuali, maschi che abusano di altri maschi. E – per citare ancora una volta Jenkins – oltre il novanta per cento dei sacerdoti cattolici condannati per abusi sessuali su minori e pedofilia è omosessuale. Se nella Chiesa Cattolica c’è stato effettivamente un problema, questo non è stato il celibato ma una certa tolleranza dell’omosessualità nei seminari particolarmente negli anni 1970, quando è stata ordinata la grande maggioranza di sacerdoti poi condannati per gli abusi. È un problema che Benedetto XVI sta vigorosamente correggendo. Più in generale il ritorno alla morale, alla disciplina ascetica, alla meditazione sulla vera, grande natura del sacerdozio sono l’antidoto ultimo alle tragedie vere della pedofilia. Anche a questo deve servire l’Anno Sacerdotale.»

Estes dados estatísticos contrariam algumas ideias mais ou menos arreigadas no senso comum: que o abuso sexual de menores cometido por membros do clero é prevalente em relação ao cometido por membros de outras profissões ou ministérios; que se verifica uma relação entre o celibato e estas práticas; que não há relação entre a orientação sexual do abusador e a ocorrência de abusos. Considerados estes dados estatísticos, Introvigne foca os casos recentemente trazidos a público:
«(...) Le polemiche di queste ultime settimane sulla Germania e l’Austria mostrano una caratteristica tipica dei panici morali: si presentano come “nuovi” fatti risalenti a molti anni or sono, in alcuni casi a oltre trent’anni fa, in parte già noti. Il fatto che – con una particolare insistenza su quanto tocca l’area geografica bavarese, da cui viene il Papa – siano presentati sulle prime pagine dei giornali avvenimenti degli anni 1980 come se fossero avvenuti ieri, e che ne nascano furibonde polemiche, con un attacco concentrico che ogni giorno annuncia in stile urlato nuove “scoperte” mostra bene come il panico morale sia promosso da “imprenditori morali” in modo organizzato e sistematico. Il caso che – come alcuni giornali hanno titolato – “coinvolge il Papa” è a suo modo da manuale. Si riferisce a un episodio di abusi nell’Arcidiocesi di Monaco di Baviera e Frisinga, di cui era arcivescovo l’attuale Pontefice, che risale al 1980. Il caso è emerso nel 1985 ed è stato giudicato da un tribunale tedesco nel 1986, accertando tra l’altro che la decisione di accogliere nell’arcidiocesi il sacerdote in questione non era stata presa dal cardinale Ratzinger e non gli era neppure nota, il che non è strano in una grande diocesi con una complessa burocrazia. Perché un quotidiano tedesco decida di riesumare questo caso e sbatterlo in prima pagina ventiquattro anni dopo la sentenza dovrebbe essere la vera questione.»
E Introvigne procura responder a esta questão:
«Perché riesumare nel 2010 casi vecchi o molto spesso già noti, al ritmo di uno al giorno, attaccando sempre più direttamente il Papa – un attacco, per di più, paradossale se si considera la grandissima severità del cardinale Ratzinger prima e di Benedetto XVI poi su questo tema? Gli “imprenditori morali” che organizzano il panico hanno un’agenda che emerge sempre più chiaramente, e che non ha veramente al suo centro la protezione dei bambini. La lettura di certi articoli ci mostra come – alla vigilia di scelte politiche, giuridiche e anche elettorali che un po’ dovunque in Europa e nel mondo mettono in questione la somministrazione della pillola RU486, l’eutanasia, il riconoscimento delle unioni omosessuali, in cui quasi solo la voce della Chiesa e del Papa si leva a difendere la vita e la famiglia – lobby molto potenti cercano di squalificare preventivamente questa voce con l’accusa più infamante e oggi purtroppo anche più facile, quella di favorire o tollerare la pedofilia. Queste lobby più o meno massoniche manifestano il sinistro potere della tecnocrazia evocato dallo stesso Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate e la denuncia di Giovanni Paolo II, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1985 (dell’8-12-1984), a proposito di “disegni nascosti” – accanto ad altri “apertamente propagandati” – “miranti a soggiogare tutti i popoli a regimi in cui Dio non conta”.

Davvero è questa un’ora di tenebre, che riporta alla mente la profezia di un grande pensatore cattolico del XIX secolo, il vercellese Emiliano Avogadro della Motta (1798-1865), secondo cui alle rovine arrecate dalle ideologie laiciste avrebbe fatto seguito un’autentica “demonolatria” che si sarebbe manifestata particolarmente nell’attacco alla famiglia e alla vera nozione del matrimonio. Ristabilire la verità sociologica sui panici morali in tema di preti e pedofilia di per sé non risolve i problemi e non ferma le lobby, ma può costituire almeno un piccolo e doveroso omaggio alla grandezza di un Pontefice e di una Chiesa feriti e calunniati perché sulla vita e la famiglia non si rassegnano a tacere.»

Conclusão: estes casos são projectados para a arena mediática quando se torna conveniente para algumas correntes de pensamento dito progressista ― as que se batem pelo aborto livre e pela equiparação das uniões civis ao casamento ― atacar as únicas vozes que se opõem a essas causas de suposto progresso social: a Igreja e o Papa. Via O Cachimbo de Magritte.

CAIR inflitrado em editora dos EUA

Daniel Pipes, em português, acerca do modus operandi de uma das mais importantes associações muçulmanas dos EUA.

«O Conselho de Relações Americano Islâmicas está a postos para o seu ataque habitual na discussão sobre o Islã.

Seu escritório na Filadélfia fará uma entrevista coletiva em 17 de março quando pretende "anunciar o lançamento de uma campanha nacional com o propósito de contestar a tendência anti-islâmica em uma série de livros infantis que o grupo de direitos civis muçulmano com base em Washington diz promover 'hostilidade contra o Islã e suspeição em relação aos muçulmanos".

A referência é a uma série de dez volumes para o ensino fundamental II e o ensino médio intitulado "O Mundo do Islã" produzido pelo Instituto de Pesquisas de Política Externa e publicado pela Editora Mason Crest. (Só para lembrar, de 1986 a 1993, trabalhei como diretor do Instituto de Pesquisas de Política Externa; eu não tinha nenhum papel na série o "Mundo do Islã").

Tomando a dianteira da entrevista coletiva, seria de grande ajuda rever uma troca de e-mails incriminatória entre os membros da equipe do CAIR a respeito da série. O sucedido acorreu em 9 dezembro de 2009, quando o "diretor de direitos civis" do escritório do CAIR na Filadélfia, Moein M. Khawaja, enviou um memo à equipe do CAIR. Khawaja informou ter examinado alguns dos volumes da Mason Crest e marcado matérias consideradas por ele desfavoráveis (como, "A burca é um nítido símbolo da resistência muçulmana européia à assimilação na sociedade").

Apoiando-se em um informante na Mason Crest, Khawaja escreveu:

Eu recebi a lista completa dos pedidos para essa série (pedidos realizados até ontem). Essa lista mostra quais escolas distritais e bibliotecas adquiriram a série completa ou livros em separado - Trata-se de uma campanha nacional. É uma informação valiosa porque podemos contatar cada uma delas e explicar que na realidade receberam propaganda. Não tenho certeza a respeito das questões legais nesse caso – mas deve haver algo sobre mascarar propaganda em escolas e bibliotecas?

Karen Dabdoub do escritório do CAIR em Cincinnati respondeu mais tarde, no mesmo dia, que ela compartilhava com as preocupações de Khawaja.

Muitos desses escritores têm nomes que no mínimo parecem judaicos e nenhum deles lembram nomes muçulmanos. Embora eu saiba que não podemos julgar um livro pela sua capa, ainda assim tenho motivos para duvidar da imparcialidade contida nesses livros. Também chamou a minha atenção um outro livro [publicado pela Mason Crest - DP] sobre o Fundamentalismo Islâmico e a apaixonada análise crítica citada por eles da Associação das Bibliotecas Judaicas.

Ainda em 9 de dezembro, Babak Darvish do escritório do CAIR em Columbus respondeu:

Bem lembrado Karen, os nomes se parecem sim... um deles soa como sérvio ou romeno. Parece que todos que têm queixas contra o Islã estão criando livros para a lavagem cerebral da juventude para a próxima geração. Isso é realmente abominável, seria como neonazistas escreverem livros para o ensino do judaísmo nas escolas públicas.

Presumivelmente o nome que "soa sérvio ou romeno" é o do falecido Michael Radu, ex-coautor e escritor do livro publicado recentemente, Europe's Ghost: Tolerance, Jihadism, and the Crisis of the West (Encounter).

Comentários: (1) Esse episódio levanta questões perturbadoras: O que o CAIR está fazendo com um "informante" dentro da Editora Mason Crest? Em quantas editoras ele já penetrou? E quais instituições culturais têm em sua equipe membros mais leais ao CAIR do que aos seus empregadores?

(2) Comentários sobre nomes de escritores "que no mínimo parecem judaicos" e outro que "soa como sérvio ou romeno" dão uma noção de como a equipe do CAIR pensa e escreve quando imagina não estar sendo observado, com atitudes tendenciosas e até mesmo racistas para com judeus e povos balcânicos, bem diferente da sua aparência pública habitual. (Essa aparência pública ocasionalmente também sofre deslizes, conforme eu já documentei em "Veja Quem Está Perfilando Agora - a equipe do CAIR.")

(3) Ainda mais alarmante é a conclusão, a partir do nome dos autores, de que a série da Mason Crest "é realmente abominável" e a sua comparação a "neonazistas escreverem livros para o ensino do judaísmo nas escolas públicas". Implícito a esse raciocínio é a falsa e degradante assunção de que os povos judeus e balcânicos não possam escrever sobre o Islã.

(4) Eu desafio a Editora Mason Crest a investigar quem de seus funcionários levou clandestinamente para fora informações de direito exclusivo do CAIR e em seguida informar ao público a sua identidade.

(5) E eu desafio o CAIR a repudiar e condenar as declarações antisemitas e racistas dos membros da sua equipe.»

À maneira socialista

Lê-se e chega-se a duvidar se teremos percebido bem: um político norte-coreano, próximo do líder Kim Jong-Il, com responsabilidades na reforma monetária levada a cabo naquele país asiático ― um dos poucos "paraísos" comunistas da actualidade ― terá sido condenado à morte e executado por ser deliberadamente responsável pelo falhanço da dita reforma. Havia que encontrar um bode expiatório. Nada mais fácil. Nem surpreenderia se o putativo sabotador tivesse confessado publicamente o seu acto contra-recolucionário, levado a cabo a soldo de qualquer potência capitalista estrangeira. Duas questões: o que terá a dizer o camarada Bernardino Soares? O que mantém tão ocupados os media portugueses que não lhes deixa espaço para dar notícias como esta?
«Un proche de Kim Jong-il exécuté pour avoir «ruiné l'économie» Un haut dignitaire nord-coréen a été victime d’une purge et aurait été exécuté pour avoir « ruiné l’économie nationale » Il fallait bien trouver un responsable à l’échec de la réforme monétaire lancée en 2009 en Corée du Nord et qui avait provoqué des émeutes dans tout le pays. Pak Nam-ki, un responsable nord-coréen des finances, ancien directeur du Parti communiste pour la planification et les finances, aurait été exécuté la semaine dernière dans une caserne de la capitale Pyongyang, a rapporté jeudi 18 mars la presse sud-coréenne. Limogé au début du mois dernier, il était accusé d’avoir « ruiné délibérément l’économie nationale », a indiqué l’agence. Ni le ministère sud-coréen de l’unification ni les services de renseignement n’ont confirmé l’information. Âgé de 77 ans, Pak Nam-ki a payé, selon l’agence de presse sud-coréenne Yonhap, l’échec de la réforme monétaire, première réévaluation du won en dix-sept ans qui visait à juguler l’inflation et à enrayer les transactions au marché noir, mais a eu l’effet contraire d’alimenter l’inflation et d’accentuer la pénurie en produits alimentaires. (...) La presse sud-coréenne avait indiqué début février que Pak Nam-ki avait été démis de ses fonctions par le numéro un nord-coréen, Kim Jong-il, à la suite de la réévaluation du won en novembre. Chargé de réformer une économie moribonde, il faisait partie de la garde rapprochée du leader nord-coréen et l’accompagnait fréquemment dans ses tournées à travers le pays. Si son exécution « est confirmée, cela prouve que le régime veut tout faire pour calmer la population. »

Incompetência ou malevolência?

Charles Krauthammer, no National Review Online, sobre o incidente burocrático transformado em crise diplomática, e de como isso ocorreu:
«Why did Pres. Barack Obama choose to turn a gaffe into a crisis in U.S.-Israeli relations? And a gaffe it was: the announcement by a bureaucrat in the Interior Ministry of a housing expansion in a Jewish neighborhood in north Jerusalem. The timing could not have been worse: Vice President Joe Biden was visiting, Jerusalem is a touchy subject, and you don’t bring up touchy subjects that might embarrass an honored guest. But it was no more than a gaffe. It was certainly not a policy change, let alone a betrayal. The neighborhood is in Jerusalem, and the 2009 Netanyahu-Obama agreement was for a ten-month freeze on West Bank settlements excluding Jerusalem. (...) Prime Minister Binyamin Netanyahu did not know about this move (...). Nonetheless the prime minister is responsible. He apologized to Biden for the embarrassment. When Biden left Israel on March 11, the apology appeared accepted and the issue resolved. The next day, however, the administration went nuclear. After discussing with the president specific language she would use, Secretary of State Hillary Clinton called Netanyahu to deliver a hostile and highly aggressive 45-minute message that the Biden incident had created an unprecedented crisis in U.S.-Israeli relations. Clinton’s spokesman then publicly announced that Israel was now required to show in word and in deed its seriousness about peace. Israel? Israelis have been looking for peace — literally dying for peace — since 1947, when they accepted the U.N. partition of Palestine into a Jewish state and an Arab state. (The Arabs refused and declared war. They lost.) Israel made peace offers in 1967, in 1978, and in the 1993 Oslo peace accords that Yasser Arafat tore up seven years later to launch a terror war that killed a thousand Israelis. Why, Clinton’s own husband testifies to the remarkable courage and vision of the peace offer made in his presence by Ehud Barak (now Netanyahu’s defense minister) at the 2000 Camp David talks. Arafat rejected it. In 2008, Prime Minister Ehud Olmert offered equally generous terms to Palestinian leader Mahmoud Abbas. Refused again. In these long and bloody 63 years, the Palestinians have not once accepted an Israeli offer of permanent peace, or ever countered with anything short of terms that would destroy Israel. They insist instead on a “peace process” — now in its 17th post-Oslo year and still offering no credible Palestinian pledge of ultimate coexistence with a Jewish state — the point of which is to extract preemptive Israeli concessions — such as a ban on Jewish construction in parts of Jerusalem conquered by Jordan in 1948 — before negotiations for a real peace have even begun. Under Obama, Netanyahu agreed to commit his center-right coalition to acceptance of a Palestinian state; took down dozens of anti-terror roadblocks and checkpoints to ease life for the Palestinians; assisted West Bank economic development to the point where its GDP is growing at an astounding 7 percent a year; and agreed to the West Bank construction moratorium, a concession that Secretary Clinton herself called “unprecedented.” What reciprocal gesture, let alone concession, has Abbas made during the Obama presidency? Not one. Indeed, long before the Biden incident, Abbas refused even to resume direct negotiations with Israel. That’s why the Obama administration has to resort to “proximity talks” — a procedure that sets us back 35 years to before Anwar Sadat’s groundbreaking visit to Jerusalem. And Clinton demands that Israel show its seriousness about peace? Now that’s an insult. So why this astonishing one-sidedness? Because Obama likes appeasing enemies while beating up on allies? (...) Or is it because Obama fancies himself the historic redeemer whose irresistible charisma will heal the breach between Christianity and Islam or, if you will, between the post-imperial West and the Muslim world — and has little patience for this pesky Jewish state that insists brazenly on its right to exist, and even more brazenly on permitting Jews to live in its own ancient, historic, and now present capital?»

16.3.10

Para uma videoteca do relativismo cultural: os Bacha Bazi

Pedofilia, lenocínio, tribalismo, homicídio, etc.: os Bacha Bazi. Para a próxima vez que ouvir alguém dizer que todas as culturas são iguais, que não há culturas melhores que as outras, mostre-lhe este video. Se alguém disser que também há pedofilia no Ocidente, di-lo sabendo que é uma prática quase universalmente condenada, só tolerada pelos próprios relativistas culturais. Como disse Gert Wilders no discurso à Câmara dos Lordes de 5 de Março de 2010 (tradução da autoria do Rui do Neuromante):
«[T]eremos que pôr fim e livrar-mo-nos do relativismo cultural. Aos culturais relativistas, aos socialistas da sharia, eu tenho orgulho em lhes dizer: a nossa cultura é de longe superior à cultura islâmica. Não tenho medo de o afirmar. Não se é racista por se dizer que a nossa cultura é melhor.»

Link: Vid1

Via The Force of Reason.

15.3.10

Una sicut erat

Sinais de esperança. Vai na volta ainda será durante a nossa vida a resolução destes cismas. A☧Ω
Mãe da Igreja, rogai por nós.

Frente Nacional cresce em França

A Frente Nacional (FN) ― partido de extrema-direita francês, liderado por Jean-Marie Le Pen ―, melhorou os seus resultados eleitorais em relação aos sufrágios mais recentes. O fenómeno do recrudescimento da FN, estará relacionado com a desilusão de sectores conservadores com o presidente Sarkozy. Recorde-se que, nas últimas eleições presidenciais, Sarkozy fez campanha contra a islamização da França, contra o descontrolo da emigração, contra a violência racial muçulmana, contra a existência de zonas onde os não-muçulmanos não podem entrar. Deste modo, Sarkozy terá conseguido reunir à sua volta os eleitores verdadeiramente preocupados com o avanço do islão, mas que, não sendo racistas, não se revêem nas posturas cegamente anti-emigração e xenófobas da FN. Pode pensar-se que nas presidenciais de 2007, só votou FN quem é mesmo racista e fascista. Passados quase três anos da sua eleição, Sarkozy parece não ter conseguido fixar os votos dos franceses preocupados com as profundas transformações que o seu país vem sofrendo. Desiludidos com Sarkozy, alguns ― dentre os 48% de recenseados que resolveram votar ― não terão encontrado em todo o espectro político francês quem os represente, se não a FN. O mesmo fenómeno ocorre no Reino Unido, onde um partido conservador cada vez mais esquerdisado se mostra incapaz de crescer de forma concludente e onde os fascistas do British National Party recolhem preferência crescente, justamente entre as classes operárias ― eleitorado tradicionalmente sensível à demagogia socialista, seja internacionalista (partidos comunistas e socialistas), seja nacionalista (partidos fascistas, nacional-socialistas) ― de zonas com forte implantação de emigrantes muçulmanos. O crescimento da extrema-direita ― colectivista, centralista, racista, anti-semita, neo-pagã ― é muito de lamentar, porque a tirania fascista não é alternativa válida à tirania islâmica. Ver Le Figaro e The Straits Times. Via Islam in Europe.

14.3.10

Israel e a Península Ibérica: terras de conquista muçulmana

Um pequeno e precioso video. Logo nos primeiros segundos, o xeque Ali Al-Faqir expõe, com toda a clareza, a causa do conflito israelo-muçulmano e estabelece uma importante relação, especialmente para nós, portugueses, entre este conflito e a pretensão muçulmana de reconquistar a Península Ibérica: ambos os territórios ― Israel, por um lado, Portugal e Espanha, por outro ―, já foram dominados pelos muçulmanos e, segundo o pensamento muçulmano, em virtude dessa circunstância histórica, serão terra muçulmana para sempre. Já o tenho dito: estamos na segunda linha da ofensiva de dominação islâmica, logo a seguir a Israel e a outros territórios onde os conflitos armados já estão em curso, como a Somália, o Sudão, o Quénia, a Nigéria, etc..

Discurso de Geert Wilders à Casa dos Lordes, 5 de Março de 2010 (2)

Publico a tradução do discurso de Gert Wilders feita pelo Rui, publicada em quatro entradas no seu blogue Neuromante, nas quais o Rui inseriu comentários que resolvi não publicar a fim de tornar mais fluente a leitura do discurso. Os leitores que desejarem, podem ler a tradução com os comentários no local da sua publicação original. Resolvi, ainda, proceder a algumas pequenas adaptações formais do texto, que não do seu conteúdo ― a mais evidente das quais será a opção de grafar Alcorão e lugar de Corão ―, a fim de manter alguma concordância com o estilo da escrita por nós aqui usado. Os meus agradecimentos ao Rui.
«Obrigado. É bom regressar a Londres. E desta vez posso ver mais desta maravilhosa cidade do que o centro de detenção do aeroporto de Heathrow. Hoje apresento-me perante vós neste extraordinário local. Na verdade, é um lugar sagrado. Como Malcolm sempre disse, é a mãe de todos os Parlamentos, e sinto-me profundamente humilde por ter esta oportunidade de falar perante vós. Obrigado Lord Pearson e Lady Cox pelo vosso convite (...). Tenho grandes notícias. Pela primeira vez o meu partido, o Partido da Liberdade, participou nas eleições realizadas na Holanda na quarta-feira passada. Participámos em duas cidades. Em Almere, uma das maiores cidades holandesas, e em Haia, a terceira maior cidade (...). Em Almere ganhámos e em Haia, cidade onde vive a Rainha, conseguimos o 2ºlugar. E tenho mais boas notícias. Há duas semanas o governo holandês colapsou e em Junho teremos eleições legislativas. O futuro do Partido da Liberdade parece promissor. De acordo com as sondagens seremos o maior partido holandês. Pretendo ser modesto, mas quem sabe, posso ser eleito Primeiro Ministro nos próximos meses. Senhoras e Senhores, não longe daqui ergue-se a estátua de um dos maiores Primeiros Ministros que este país alguma vez teve (Winston Churchill). E eu gostaria de o citar aqui hoje: "O maomedismo (islamismo) é uma fé militante dedicada ao proselitismo. Não existe força mais retrograda no Mundo. Já se espalhou pela África Central, criando guerreiros destemidos a cada passo (...) a civilização da Europa moderna pode cair, como caiu a civilização de Roma Antiga".
"O maomedismo (islamismo) é uma fé militante dedicada ao proselitismo. Não existe força mais retrograda no Mundo. Já se espalhou pela África Central, criando guerreiros destemidos a cada passo (...) a civilização da Europa moderna pode cair, como caiu a civilização de Roma Antiga".
Estas foram as palavras de Winston Churchill no seu livro ‘The River War(1) escrito em 1899. Churchill tinha razão. Senhoras e senhores, eu e o meu partido, não temos quaisquer problemas com os muçulmanos. Há muçulmanos moderados. A maioria dos muçulmanos são cidadãos que cumprem a lei e querem viver pacificamente como todos nós. É por isso que faço uma distinção clara entre as pessoas, os muçulmanos, e a ideologia, o Islão. Pode haver muitos muçulmanos moderados, mas não existe tal coisa como o Islão moderado. O Islão persegue a dominação do mundo. O Alcorão manda os muçulmanos estabelecer a lei da sharia. O Alcorão manda os muçulmanos exercer a jihad. O Alcorão comanda os muçulmanos a impor o Islão a todo o mundo. Como disse o ex-primeiro-ministro turco Erbakan: "Toda a Europa se tornará islâmica. Nós conquistaremos Roma." Fim de citação. O ditador líbio, Gaddafi disse:
“Existem dezenas de milhão de muçulmanos na Europa e o seu número está a aumentar. Esta é uma clara indicação que a Europa será convertida ao Islão."
Na verdade, por uma vez na vida Gaddafi disse a verdade. Porque, lembrem-se, a imigração em massa e a demografia é o objectivo! O Islão não é meramente uma religião, é principalmente uma ideologia totalitária. O Islão quer dominar todos os aspectos da vida, do berço até à cova. A lei da sharia controla cada detalhe do dia a dia nas sociedades islâmicas. Desde a lei aplicada na família até ao crime. Determina como devemos comer, vestir e usar a casa de banho. Para eles, oprimir a mulher é bom, beber álcool é mau. Eu acredito que os Islão não é compatível com o nosso estilo de vida Ocidental. O Islão é uma ameaça aos valores Ocidentais. A igualdade do homem e da mulher, a igualdade entre os homossexuais e os heterossexuais, a separação entre a igreja e o estado, a liberdade de expressão, estão sob pressão devido à islamização. Senhoras e senhores: o Islão e a liberdade, o Islão e a democracia não são compatíveis. São valores opostos.

Orphanus in nova et sana domo cum matre patreque

«Revisão Da Pesquisa Sobre A Educação, Adopção, e Acolhimento Parental por Homossexuais
por George A. Rekers, Ph.D., Professor de Neuropsiquiatria & Ciência Comportamental, Faculdade de Medicina da Universidade da Carolina do Sul, Columbia, Carolina do Sul
Nota do editor: A maior parte da evidência científica aqui revista aplica-se às leis que regulam a decisão da custódia, adopção, e acolhimento de menores, apesar de ter sido especificamente preparada para defesa da regulação de Arkansas, na qual se proibia a atribuição de licenças a lares nos quais habite um adulto com comportamentos homossexuais. Curiosamente,a advogada escolhida para defender a regulação de Arkansas, Kathy Hall, propôs em tribunal que fossem excluídos todos os dados científicos evidenciando a maior frequência de violência doméstica, pedofilia, e transmissão de doença venérea por adultos homossexuais às crianças, quando comparados com os heterossexuais casados. Kathy Hall aconselhou o Professor Rekers a não fazer uma revisão da evidência existente nestas áreas. Depois, quando viu a revisão do Dr. Reker (incluída neste paper) sobre a maior frequência de perturbações psiquiátricas nos homossexuais praticantes quando comparados com os heterossexuais, a advogada Katty Hall propôs à última da hora moções no sentido de se excluir aquela evidência científica na consideração do seu caso, isto imediatamente antes da intervenção do Dr. Rekers em tribunal. Kathy Hall acabou por não deixar que o Professor Rekers apresentasse sequer 20% das conclusões deste paper, entregue pelo académico à advogada antes do depoimento em tribunal, pelo que, deste modo, Hall perdeu o caso para o Estado de Arkansas. Pelo contrário, o Estado da Florida usou este mesmo tipo de investigação científica, fornecida pelo Dr. Rekers, para defesa da sua lei proibindo a adopção de crianças por homossexuais, defesa esta vitoriosa inclusive no Supremo Tribunal dos E.U.A. em Janeiro de 2005. Os Escuteiros da América também se apoiaram, em parte, nesta linha de investigação fornecida pelo Prof. Rekers, e assim ganharam o seu caso através de apelos ao Supremo Tribunal.

13.3.10

Autoridades britânicas resgatam jovem forçada a casar-se

Um video deveras impressionante. Trata-se de pessoas reais, não de personagens de uma qualquer novela brasileira ou de um seriado de Bollywood. As autoridades britânicas, através deste tipo de intervenção, mostram coragem e defendem os direitos dos seus cidadãos dos abusos perpetrados sob a alçada do islão. Sobre o estatuto das mulheres no islão, podem ler-se várias entradas no The Religion of Peace. Via Kitman TV, através dos seu boletim diário. Ver também notícias recentes dando conta do aumento de casos de casamentos forçados de menores no Canadá. E que surpresa: não são hindus, nem budistas, nem mórmones.

11.3.10

O discurso de Allen West legendado em português

Caros leitores, não escrevam mais! Sem qualquer interferência da nossa parte, um compatriota, de nome Rui, já tratou de traduzir o discurso de Allen West para a nossa estimada língua. O video foi publicado por Vlad Tepes, i.a.. Para além deste meritório labor, o Rui dedica-se à mortificante prática de ler o jornal Público (sem hiperligação) e de comentar alguns disparates que lá se dizem. Um blogue a seguir. Ficou muito contente por haver mais quem se preocupa com a ameaçadora islamização do Ocidente e não fica de braços cruzados.

Allen West Portugeuse from Vlad Tepes on Vimeo.