Mostrar mensagens com a etiqueta Aborto. Mostrar todas as mensagens
Mostrar mensagens com a etiqueta Aborto. Mostrar todas as mensagens

26.10.10

Sic non est voluntas ante Patrem vestrum, qui in caelis est, ut pereat unus de pusillis istis.

O Padre Paulo fala da legalização do aborto no Brasil.


Satanás e o aborto (mp3): Nossa luta contra o aborto não envolve apenas adversários políticos e discussão democrática, mas também o inimigo invisível que é “homicida desde o princípio” (série parresia).

Convocação a todos os cristãos e homens de boa vontade a lutar pela vida. Apoia e confirma as denúncias dos bispos da Regional Sul 1 contra o Partido dos Trabalhadores (PT) em sua tentativa de legalizar o aborto em nosso país.

Homilia sobre o aborto (mp3): No dia 04 de março foi realizado o aborto de dois gêmeos, em uma menina de 9 anos de idade, em Recife. A menina teria engravidado por abuso sexual de seu “padrasto”. A gravidez era normal e não havia razão médica para o assassinato de duas crianças inocentes. Ao contrário do que se afirmou amplamente, o aborto foi ilegal e clandestino. Ilegal, pois foi realizado sem o consentimento do pai biológico da menina grávida e sem o mandato judicial, previsto para o caso de os pais discordarem. Clandestino pois a menina grávida e sua mãe, foram levadas às escondidas do pai, para que se cometesse o crime. O Arcebispo de Olinda e Recife cumpriu o seu dever de pastor e cristão denunciando o crime.

Documentos citados:

Filme 'Mãe do Brasil'


Contextualização da Defesa da Vida no Brasil - como foi planejada a introdução da cultura da morte no país

Anjos custódios,
Anjos de Portugal e do Brasil,
Arcanjo São Rafael,
São Lucas,
Nossa Senhora do Ó,
rogai por nós.

4.6.10

Se não fosse trágico, daria vontade de rir

A British abortion organization is opening up a chain of abortion clinics in China, you know the land of forced abortions. And you thought all those pro-aborts were actually pro-choice? Times Online reports:

Marie Stopes International (MSI) has opened five outlets in China’s eastern province of Jiangsu. Here the selective abortion of girls has led to a gender imbalance of up to 131 boys for every 100 girls. The closeness of MSI’s relationship with the Chinese government was shown earlier this month when Li Bin, its population minister, visited the MSI offices in London and an abortion clinic in Bristol.
But hold on it gets better. MSI is arguing that they're going to China to promote "choice" in China. Ha! These people are insane if they expect anyone not in the media to believe something like that. An organization that makes its money performing abortions is going to the land of forced abortion to teach them that children should sometimes not be aborted. What? I'm trying to think of an analogy to that but none are coming into my head. Feel free to offer some up and make me feel stupid. Sadly, according to the article, some in England seem most upset by the fact that MSI receives millions in taxpayer funds and they're wondering why their money is being used to abort Chinese babies when it could be so much better spent on killing little English babies. God help us.

19.3.10

Pedofilia, Igreja, baixa política e sociedade

Para tratar deste tema, urge começar por fazer algumas declarações categóricas, para nos pormos a salvo de acusações de má-fé: o abuso sexual é uma prática abominável, independentemente do perfil da vítima; é-o ainda mais se cometido sobre menores; é especialmente agravado se cometido por pessoas incumbidas de zelar pelos interesses das vítimas; é ainda mais escandaloso quando aos abusadores está confiada a orientação moral e religiosa das vítimas; as principais vítimas são sempre os abusados; os abusos não-sexuais também são condenáveis. Dito isto, passemos ao tema propriamente dito, através de excertos de um magnífico artigo de Massimo Introvigne, cuja leitura integral se recomenda. Depois de uma apresentação do conceito sociológico de pânico moral e dos seus agentes, os empresários morais, Introvigne aborda os casos de abusos sexuais perpetrados por membros do clero que têm vindo a merecer ampla cobertura mediática. Para tal, apresenta as conclusões de um estudo realizado sobre a matéria pelo John Jay College of Criminal Justice, instituição pertencente à City University of New York:
«(...) Questo studio ci dice che dal 1950 al 2002 4.392 sacerdoti americani (su oltre 109.000) sono stati accusati di relazioni sessuali con minorenni. Di questi poco più di un centinaio sono stati condannati da tribunali civili. Il basso numero di condanne da parte dello Stato deriva da diversi fattori. In alcuni casi le vere o presunte vittime hanno denunciato sacerdoti già defunti, o sono scattati i termini della prescrizione. In altri, all’accusa e anche alla condanna canonica non corrisponde la violazione di alcuna legge civile: è il caso, per esempio, in diversi Stati americani del sacerdote che abbia una relazione con una – o anche un – minorenne maggiore di sedici anni e consenziente. Ma ci sono anche stati molti casi clamorosi di sacerdoti innocenti accusati. Questi casi si sono anzi moltiplicati negli anni 1990, quando alcuni studi legali hanno capito di poter strappare transazioni milionarie anche sulla base di semplici sospetti. Gli appelli alla “tolleranza zero” sono giustificati, ma non ci dovrebbe essere nessuna tolleranza neanche per chi calunnia sacerdoti innocenti. Aggiungo che per gli Stati Uniti le cifre non cambierebbero in modo significativo se si aggiungesse il periodo 2002-2010, perché già lo studio del John Jay College notava il “declino notevolissimo” dei casi negli anni 2000. Le nuove inchieste sono state poche, e le condanne pochissime, a causa di misure rigorose introdotte sia dai vescovi statunitensi sia dalla Santa Sede.

Lo studio del John Jay College ci dice, come si legge spesso, che il quattro per cento dei sacerdoti americani sono “pedofili”? Niente affatto. Secondo quella ricerca il 78,2% delle accuse si riferisce a minorenni che hanno superato la pubertà. Avere rapporti sessuali con una diciassettenne non è certamente una bella cosa, tanto meno per un prete: ma non si tratta di pedofilia. Dunque i sacerdoti accusati di effettiva pedofilia negli Stati Uniti sono 958 in cinquantadue anni, diciotto all’anno. Le condanne sono state 54, poco più di una all’anno.

Il numero di condanne penali di sacerdoti e religiosi in altri Paesi è simile a quello degli Stati Uniti, anche se per nessun Paese si dispone di uno studio completo come quello del John Jay College. Si citano spesso una serie di rapporti governativi in Irlanda che definiscono “endemica” la presenza di abusi nei collegi e negli orfanatrofi (maschili) gestiti da alcune diocesi e ordini religiosi, e non vi è dubbio che casi di abusi sessuali su minori anche molto gravi in questo Paese vi siano stati. Lo spoglio sistematico di questi rapporti mostra peraltro come molte accuse riguardino l’uso di mezzi di correzione eccessivi o violenti. Il cosiddetto rapporto Ryan del 2009 – che usa un linguaggio molto duro nei confronti della Chiesa Cattolica – su 25.000 allievi di collegi, riformatori e orfanatrofi nel periodo che esamina riporta 253 accuse di abusi sessuali da parte di ragazzi e 128 da parte di ragazze, non tutte attribuite a sacerdoti, religiosi o religiose, di diversa natura e gravità, raramente riferite a bambini prepuberi e che ancor più raramente hanno condotto a condanne.

(...)

Una domanda sgradevole – perché il semplice porla sembra difensivo, e non consola le vittime – ma importante è se essere un prete cattolico sia una condizione che comporta un rischio di diventare pedofilo o di abusare sessualmente di minori – le due cose, come si è visto, non coincidono perché chi abusa di una sedicenne non è un pedofilo – più elevato rispetto al resto della popolazione. Rispondere a questa domanda è fondamentale per scoprire le cause del fenomeno e quindi per prevenirlo. Secondo gli studi di Jenkins se si paragona la Chiesa Cattolica degli Stati Uniti alle principali denominazioni protestanti si scopre che la presenza di pedofili è – a seconda delle denominazioni – da due a dieci volte più altra tra i pastori protestanti rispetto ai preti cattolici. La questione è rilevante perché mostra che il problema non è il celibato: la maggior parte dei pastori protestanti è sposata. Nello stesso periodo in cui un centinaio di sacerdoti americani era condannato per abusi sessuali su minori, il numero professori di ginnastica e allenatori di squadre sportive giovanili – anche questi in grande maggioranza sposati – giudicato colpevole dello stesso reato dai tribunali statunitensi sfiorava i seimila. Gli esempi potrebbero continuare, non solo negli Stati Uniti. E soprattutto secondo i periodici rapporti del governo americano due terzi circa delle molestie sessuali su minori non vengono da estranei o da educatori – preti e pastori protestanti compresi – ma da familiari: patrigni, zii, cugini, fratelli e purtroppo anche genitori. Dati simili esistono per numerosi altri Paesi.

Per quanto sia poco politicamente corretto dirlo, c’è un dato che è assai più significativo: per oltre l’ottanta per cento i pedofili sono omosessuali, maschi che abusano di altri maschi. E – per citare ancora una volta Jenkins – oltre il novanta per cento dei sacerdoti cattolici condannati per abusi sessuali su minori e pedofilia è omosessuale. Se nella Chiesa Cattolica c’è stato effettivamente un problema, questo non è stato il celibato ma una certa tolleranza dell’omosessualità nei seminari particolarmente negli anni 1970, quando è stata ordinata la grande maggioranza di sacerdoti poi condannati per gli abusi. È un problema che Benedetto XVI sta vigorosamente correggendo. Più in generale il ritorno alla morale, alla disciplina ascetica, alla meditazione sulla vera, grande natura del sacerdozio sono l’antidoto ultimo alle tragedie vere della pedofilia. Anche a questo deve servire l’Anno Sacerdotale.»

Estes dados estatísticos contrariam algumas ideias mais ou menos arreigadas no senso comum: que o abuso sexual de menores cometido por membros do clero é prevalente em relação ao cometido por membros de outras profissões ou ministérios; que se verifica uma relação entre o celibato e estas práticas; que não há relação entre a orientação sexual do abusador e a ocorrência de abusos. Considerados estes dados estatísticos, Introvigne foca os casos recentemente trazidos a público:
«(...) Le polemiche di queste ultime settimane sulla Germania e l’Austria mostrano una caratteristica tipica dei panici morali: si presentano come “nuovi” fatti risalenti a molti anni or sono, in alcuni casi a oltre trent’anni fa, in parte già noti. Il fatto che – con una particolare insistenza su quanto tocca l’area geografica bavarese, da cui viene il Papa – siano presentati sulle prime pagine dei giornali avvenimenti degli anni 1980 come se fossero avvenuti ieri, e che ne nascano furibonde polemiche, con un attacco concentrico che ogni giorno annuncia in stile urlato nuove “scoperte” mostra bene come il panico morale sia promosso da “imprenditori morali” in modo organizzato e sistematico. Il caso che – come alcuni giornali hanno titolato – “coinvolge il Papa” è a suo modo da manuale. Si riferisce a un episodio di abusi nell’Arcidiocesi di Monaco di Baviera e Frisinga, di cui era arcivescovo l’attuale Pontefice, che risale al 1980. Il caso è emerso nel 1985 ed è stato giudicato da un tribunale tedesco nel 1986, accertando tra l’altro che la decisione di accogliere nell’arcidiocesi il sacerdote in questione non era stata presa dal cardinale Ratzinger e non gli era neppure nota, il che non è strano in una grande diocesi con una complessa burocrazia. Perché un quotidiano tedesco decida di riesumare questo caso e sbatterlo in prima pagina ventiquattro anni dopo la sentenza dovrebbe essere la vera questione.»
E Introvigne procura responder a esta questão:
«Perché riesumare nel 2010 casi vecchi o molto spesso già noti, al ritmo di uno al giorno, attaccando sempre più direttamente il Papa – un attacco, per di più, paradossale se si considera la grandissima severità del cardinale Ratzinger prima e di Benedetto XVI poi su questo tema? Gli “imprenditori morali” che organizzano il panico hanno un’agenda che emerge sempre più chiaramente, e che non ha veramente al suo centro la protezione dei bambini. La lettura di certi articoli ci mostra come – alla vigilia di scelte politiche, giuridiche e anche elettorali che un po’ dovunque in Europa e nel mondo mettono in questione la somministrazione della pillola RU486, l’eutanasia, il riconoscimento delle unioni omosessuali, in cui quasi solo la voce della Chiesa e del Papa si leva a difendere la vita e la famiglia – lobby molto potenti cercano di squalificare preventivamente questa voce con l’accusa più infamante e oggi purtroppo anche più facile, quella di favorire o tollerare la pedofilia. Queste lobby più o meno massoniche manifestano il sinistro potere della tecnocrazia evocato dallo stesso Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate e la denuncia di Giovanni Paolo II, nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1985 (dell’8-12-1984), a proposito di “disegni nascosti” – accanto ad altri “apertamente propagandati” – “miranti a soggiogare tutti i popoli a regimi in cui Dio non conta”.

Davvero è questa un’ora di tenebre, che riporta alla mente la profezia di un grande pensatore cattolico del XIX secolo, il vercellese Emiliano Avogadro della Motta (1798-1865), secondo cui alle rovine arrecate dalle ideologie laiciste avrebbe fatto seguito un’autentica “demonolatria” che si sarebbe manifestata particolarmente nell’attacco alla famiglia e alla vera nozione del matrimonio. Ristabilire la verità sociologica sui panici morali in tema di preti e pedofilia di per sé non risolve i problemi e non ferma le lobby, ma può costituire almeno un piccolo e doveroso omaggio alla grandezza di un Pontefice e di una Chiesa feriti e calunniati perché sulla vita e la famiglia non si rassegnano a tacere.»

Conclusão: estes casos são projectados para a arena mediática quando se torna conveniente para algumas correntes de pensamento dito progressista ― as que se batem pelo aborto livre e pela equiparação das uniões civis ao casamento ― atacar as únicas vozes que se opõem a essas causas de suposto progresso social: a Igreja e o Papa. Via O Cachimbo de Magritte.

18.12.09

Infanticídio impune ao abrigo da lei do aborto

Uma história de arrepiar, bem ilustrativa do ponto de decadência a que as sociedades ocidentais ditas civilizadas chegaram, para aí empurradas por décadas de revolução cultural, sexual, etc., como se pode perceber vendo o video sobre a história do politicamente correcto publicado em postal anterior. Uma mulher asfixiou o seu filho recém-nascido no estado da Virgínia, EUA. Não será acusada de homicídio porque o bebé ainda estava ligado ao seu corpo pelo cordão umbilical. À luz da lei vigente naquele estado, a qual ainda não foi revista devido ao lobby do aborto, enquanto o bebé estiver ligado à mãe pelo cordão umbilical é considerado corpo da mãe. A isto há quem chame progresso, o que não deixa de ter piada, porque no império romano, ao que julgo saber, as crianças só se tornavam pessoas de direito aos seis anos de idade; até lá, estavam à mercê da vontade do pai, que as podia matar sem violar qualquer lei humana. Como dizia uma amiga há alguns dias, "nada disto é novo".

22.5.09

O Grito Silencioso

Um clássico da luta contra o aborto, o filme de obstetra Bernard Nathanson, pessoa com amplo conhecimento sobre a prática, tendo executado ele mesmo milhares e supervisionado, enquanto director de uma clínica de obstetrícia, dezenas de milhar. Segundo próprio Nathanson, o ponto de viragem no seu posicionamento em relação ao aborto deu-se com a invenção da ecografia e com a evolução do estudo do feto. Vale a pena ler o que o Nathanson diz sobre a campanha de propaganda desenvolvida por ele nos EUA nos anos sessenta do século XX, que nos vai parecer bastante familiar. A dada altura, a percepção de que o feto é um ser humano enraizou-se e não só deixou de praticar abortos como se tornou num influente defensor dos direitos dos seres humanos não nascidos. The Silent Scream: Ou dobrado em português (do Brasil):

11.3.09

Aborto por Indução do Parto

Este postal destina-se a apresentar a quem desconhece este procedimento o Aborto por Indução do Parto. Usa-se quando a destruição do feto in utero, por meios químicos ou cirúrgicos, já não é possível devido à avançada idade gestacional, no segundo e terceiro trimestres. O procedimento consiste, como o nome indica, na indução do parto por meios químicos. O bebé nasce na condição de prematuro e morre por omissão de cuidados. Assim, sem mais. Deixo o video no qual Jill Stanek, enfermeira, discute o procedimento após ter testemunhado no senado do estado do Illinois, durante o processo que levou à aprovação da Born Alive Infant Proteccion Act, lei contra a qual o actual presidente Barak Obama votou por diversas vezes no senado estadual.

18.2.09

A posição conservadora sobre o aborto

A posição conservadora sobre o aborto exposta com muita precisão, sem papas na língua, desde os aspectos mais ligeiros (se os há) até aos mais dramáticos e, muito importante, sem pedir desculpas por ser conservador. Ademais, com piada, expondo o ridículo e a hipocrisia da posição dita progressista. Zo rules!

11.2.09

A abolição da democracia

Hoje, 11 de Fevereiro de 2009, passam dois anos desde que o povo português decidiu, em referendo, deixar de reconhecer o direito à vida a um grupo muito específico e particularmente vulnerável de seres humanos, aos fetos com menos de onze semanas de gestação. Digo "deixar de reconhecer" porque o direito está lá, em cada um dos fetos mortos por intervenção directa e intencional, química ou cirúrgica, de pessoas que juraram tudo fazer para defender a vida dos outros, actuando a pedido das pessoas que têm em relação ao ditos seres humanos o mais estreito dos vínculos: a maternidade e a paternidade. Neste dia de opróbrio, no qual se comemora (no sentido etimológico de "recordar em conjunto", não de celebrar) a decisão, tomada através de um instrumento democrático por excelência, de não reconhecer aos fetos o mais elementar, o primeiro dos direitos, e no qual se lamentam milhares de vidas ceifadas nas primeiras semanas de existência, urge reconhecer, guiados pelas palavras, sábias e inspiradas, do Papa João Paulo II, na sua encíclica Evangelium Vitae, que a democracia se voltou contra si mesma e se transformou em tirania, o regime no qual os mais fortes, pelo poder da força ou do número, decidem dispor da vida dos mais fracos: «20. (...) o primordial e inalienável direito à vida é posto em discussão ou negado com base num voto parlamentar ou na vontade de uma parte — mesmo que seja maioritária — da população. É o resultado nefasto de um relativismo que reina incontestado: o próprio « direito » deixa de o ser, porque já não está solidamente fundado sobre a inviolável dignidade da pessoa, mas fica sujeito à vontade do mais forte. Deste modo e para descrédito das suas regras, a democracia caminha pela estrada de um substancial totalitarismo. O Estado deixa de ser a «casa comum», onde todos podem viver segundo princípios de substancial igualdade, e transforma-se num Estado tirano, que presume poder dispor da vida dos mais débeis e indefesos, desde a criança ainda não nascida até ao idoso, em nome de uma utilidade pública que, na realidade, não é senão o interesse de alguns.

Tudo parece acontecer no mais firme respeito da legalidade, pelo menos quando as leis, que permitem o aborto e a eutanásia, são votadas segundo as chamadas regras democráticas. Na verdade, porém, estamos perante uma mera e trágica aparência de legalidade, e o ideal democrático, que é verdadeiramente tal apenas quando reconhece e tutela a dignidade de toda a pessoa humana, é atraiçoado nas suas próprias bases: « Como é possível falar ainda de dignidade de toda a pessoa humana, quando se permite matar a mais débil e a mais inocente? Em nome de qual justiça se realiza a mais injusta das discriminações entre as pessoas, declarando algumas dignas de ser defendidas, enquanto a outras esta dignidade é negada? ». Quando se verificam tais condições, estão já desencadeados aqueles mecanismos que levam à dissolução da convivência humana autêntica e à desagregação da própria realidade estatal.

Reivindicar o direito ao aborto, ao infanticídio, à eutanásia, e reconhecê-lo legalmente, equivale a atribuir à liberdade humana um significado perverso e iníquo: o significado de um poder absoluto sobre os outros e contra os outros. Mas isto é a morte da verdadeira liberdade: « Em verdade, em verdade vos digo: todo aquele que comete o pecado é escravo do pecado » (Jo 8, 34).»

6.2.09

A ténue linha que só alguns vislumbram

Um relato arrepiante e uma reflexão extremamente pertinente, na altura em que nos aproximamos do segundo aniversário do referendo com base no qual a República de Portugal se recusa a reconhecer na sua legislação o inalienável direito à vida dos seres humanos com menos de onze semanas de gestação. Mais sobre esta matéria em próximas entradas.

29.1.09

A face que se oculta

O título deste postal alude a uma série de postais que me propus publicar dedicada a dar a conhecer o homem que dirigirá nos próximos quatro anos os destinos dos EUA. Neste postal se dá conta de que, apesar da popularidade da medida abaixo reportada, pelo menos nos meios ditos progressistas, o que norteia as decisões de Obama é, antes de qualquer outra coisa, o calculismo político, à semelhança do que já fez com o pretenso encerramento da prisão de Guantanamo e a putativa proibição do uso de métodos coercivos em interrogatórios conduzidos pelos serviços secretos norte-americanos.
«(...) Recall that Obama received the enthusiastic support of every pro-abortion organization and promised that the first thing he’d do in office was to sign the Freedom of Choice Act. Recall that Obama celebrated his election with NARAL head Nancy Keenan. Recall that Obama has packed his staff with members of the abortion lobby. So one would think that when the time came to sign the first big pro-choice order, the President would proudly march on to the front lawn of the White House surrounded by cheering throngs of abortion lobby officials and sign a blow-up of the order with a giant pen at high noon.

But what did he do? He scheduled the signing for a late Friday afternoon. He barred the media from the signing ceremony. The actual the text of the directive was not released until three hours later, after Obama had fled from the room.

When cockroaches wallow in filth, they like it quiet and they like it dark. They don’t like people to see what they’re doing, and disappear when the lights go on. All you see after they scurry away is their disease-ridden droppings. So I repeat: President Obama acted like a filthy, disease-ridden cockroach. The description is a behavioral one, not a genetic one. (...)»
(Destaques meus.) Ler tudo, em The Raving Theist

22.9.08

O Dever de Morrer

O tema vai surgindo e desaparecendo, a um ritmo mais ou menos pendular, de modo a que nos vamos habituando a ele, naturalmente, sem a impressão de que nos está a ser imposto, mas com a naturalidade das coisas inevitáveis, como a própria morte. O que esta notícia tem de diferente é que, ao contrário do que é habitual na apologia deste tipo de soluções – feita com base em “razões humanitárias” – a baronesa Warnock faz a sua proposta a fim de garantir não uma morte digna, mas a sobrevivência do Sistema Nacional de Saúde Inglês (NHS). Ao que parece, feitas as contas, a aplicação da proposta desta insigne “especialista em filosofia moral” pouparia a partir do ano 2026 ao NHS 35 mil milhões de libras por ano. A baronesa Warnock avança esta proposta com base num suposto "direito a morrer" de modo a não ser um fardo para “a família e para o estado”, que pode facilmente transformar-se num “dever de morrer”, para não desequilibrar as já periclitantes contas do NHS. Entre nós, em tempos recentes, no contexto de outras discussões, múltiplas vozes se ergueram contra uma suposta legitimidade de “interromper” vidas humanas por razões sociais e financeiras. Esta proposta constitui, no fundo, uma transposição expectável desse princípio sinistro ao outro extremo do continuum vital. Ficam por fazer as contas da poupança que resultaria para o NHS da revogação da actual lei que regula o aborto até às 24 (vinte e quatro) semanas no Reino Unido (excepto na Irlanda do Norte).

21.2.08

A resistência dá frutos

A Melanie Phillips remete hoje para o site do jornalista Daniel Pipes, o qual dá conta de um caso que constitui um exemplo e um encorajamento para a resistência das sociedades ocidentais contra a ofensiva global islâmica. Organizações islâmicas nos EUA e no Canadá, perante a veemente e reiterada condenação pública dos media e dos tribunais americanos, recuaram no apoio a taxistas que se recusavam a transportar cegos acompanhados dos seus cães-guia ao abrigo da sharia - lei que, ao que parece, considera o cão um animal imundo, determinando que a saliva dos cães invalida a pureza ritual necessária para a oração. A conclusão de Pipes, que Phillips reitera e que eu subscrevo, é que quando as sociedades ocidentais realmente se mobilizam na defesa dos seus princípios o radicalismo islâmico é derrotado. O problema não é, portanto, a incapacidade do ocidente resistir à instauração progressiva de califados, onde impera a lei islâmica e onde os não islâmicos são cidadãos de segunda classe; o problema é generalizada ausência de valores para defender; é o niilismo e o relativismo. Uma sociedade que condena (justamente, de resto) os maus tratos sobre os animais - que classifica esses maus tratos como desumanos - e que institui o "direito ao aborto" como um dos direitos humanos, é uma sociedade doente e que não tem nada por que valha a pena resistir.

11.2.08

11 de Fevereiro, Dia de Luto neste blog

Assinala-se hoje o primeiro aniversário do referendo que conduziu à legalização do aborto em Portugal. Passado um ano, ficaram por cumprir as promessas de implementar as "boas práticas", de acordo com o modelo alemão. Esta é, para mim, a maior e mais infame mentira do primeiro-ministro José Sócrates, proferida inúmeras vezes na última semana de campanha e, por uma última vez, no dia do referendo, em conferência de imprensa, após a apresentação das primeiras projecções. No dia seguinte, o sr. Alberto Martins, líder da bancada parlamentar do PS, apontou a direcção que a regulamentação viria a tomar, perante o silêncio do secretário geral do mesmo partido, o sr. Primeiro-ministro José Sócrates. Passado um ano, fazem-se os primeiros balanços. Alguns sectores da nossa sociedade procuram manter o assunto na ordem do dia, enquanto outros acusam os primeiros de ressabiamento e falta de sentido democrático por insistirem em discutir o tema e por não se conformarem com a presente situação. Esquecem-se os críticos que eles próprios, durante os nove anos que mediaram os dois referendos, estiveram em permanente reivindicação da realização do segundo e em ininterrupta campanhada pela aprovação. E não compreendem que o inconformismo resulta de um imperativo ético, de não poder aceitar com placidez a matança de seres humanos inocentes. Voltarei a este tema, segundo a perspectiva apontada por João Gonçalves no postal A banalização do mal, seguindo a linha esboçada no comentário que fiz ao mesmo.