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4.11.10

Pio XII: prestes a ser beatificado

Pio XII é, provavelmente, a figura da Igreja, no séc. XX, mais difamada e com sucesso. Quem é que pensa que sabe alguma coisa que não "sabe" que Pio XII era anti-semita, que foi culpado, pelos menos por omissão, da morte de milhões de judeus?
Esta narrativa, amplamente desacreditada pela historiografia recente, continua a ocupar um lugar especial no coração (não me parece apropriado dizer "no pensamento") do senso comum progressista.

Veja também Professor universitário judeu demonstra acção de Pio XII a favor dos judeus e A Igreja na luta contra os totalitarismos na Itália dos anos 40.



Beato Pio XII, rogai por nós.
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Pio XII beato: manca solo la conferma del Cielo

di Vittorio Messori
Il testo è stato scritto da don Nicola Bux, stimato docente di liturgia e di teologia, Consultore della Congregazione per il Culto divino e dell’Ufficio per le celebrazioni pontificie. Autore di vari libri, tradotti in molte lingue, in appoggio alla “riforma della riforma liturgica“ auspicata da Joseph Ratzinger quando ancora era cardinale, don Bux è particolarmente vicino a Benedetto XVI. Un testo autorevole, dunque, il suo. Ma autorevolissimo è l’imprimatur ufficiale, concesso dal cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Mons. Bagnasco ha voluto sottolineare la sua adesione con una autorizzazione manoscritta sotto l’originale del testo. Il quale altro non è che la preghiera -qui pubblicata- per ottenere da Dio la glorificazione, con l’ascesa agli altari, di colui che per ora è “venerabile“: Eugenio Pacelli, papa con il nome di Pio XII. La diffusione del cartoncino è già iniziata ed è curata dal “Comitato Papa Pacelli“, libera associazione di laici che si è proposta una circolazione di massa. Dalla Postulazione per la beatificazione è stato ottenuto un lembo della bianca veste talare del pontefice: su alcune migliaia di copie è così applicata una minuscola reliquia.   
Il rabbino capo di Roma, l’altro giorno, ha usato parole pesanti, o “ingenerose”, per dirla con il direttore dell’Osservatore romano (“patacca“, “propaganda“, “falsità“) a proposito del film su Pio XII trasmesso dalla Rai. La verità impone di dirlo, con ovvio disagio: chi conosce dall’interno il mondo cattolico sa che tra il “popolo delle parrocchie“, ma anche nella Gerarchia, cresce l’insofferenza per l’ostinazione con cui alcuni settori del mondo ebraico alimentano la leggenda nera su Pacelli, nonostante la miriade di documenti e di testimonianze che la smentiscono. A nulla serve, sembra, ricordare i messaggi di riconoscenza giunti a quel Papa da tutte le comunità israelitiche subito dopo la guerra e l’omaggio universale, a cominciare dai leader di Israele, alla sua morte, nel 1958. Ed è sceso il silenzio sul rabbino capo della Comunità di Roma, Israel Zolli, che nel 1945 chiese il battesimo e volle prendere il nome di Eugenio in segno di riconoscenza per quanto aveva fatto per gli ebrei colui che una sconcertante campagna, iniziata solo negli anni Sessanta, volle presentare come “il papa di Hitler“. Ma non caso parlavamo di “alcuni settori ebraici” soltanto. In effetti, nel 2007, la riunione plenaria della Congregazione per i Santi approvò all’unanimità il decreto sulla “eroicità delle virtù“ di Pacelli, che poteva quindi essere chiamato “venerabile“, l’ultima tappa prima della beatificazione. Ma quel decreto doveva essere approvato e promulgato dal papa. Benedetto XVI ha, nei riguardi di Pacelli non solo venerazione per l’uomo ma anche grandissima stima per il teologo: più volte ha ricordato che, dopo la Bibbia, le encicliche di Pio XII sono i testi più citati dal Vaticano II. Dunque, la sua intenzione era quella di firmare subito il decreto, ma fu avvertito che se lo avesse fatto si sarebbe interrotto il dialogo con Israele. Così, Benedetto XVI ordinò un supplemento di indagine negli archivi, anche se più volte già esplorati: la conclusione fu quella già ben nota. E che, cioè, sul piano storico non era possibile al Papa fare più di quanto avesse fatto (che non era poco: la maggioranza degli ebrei salvatisi in Italia, ma anche in altri Paesi, lo devono alla Chiesa) e qualunque altro atteggiamento avrebbe provocato una catastrofe ancor peggiore. Come avvenne in Olanda, dopo la protesta pubblica dell’episcopato per le deportazioni. Dunque, Benedetto XVI, nel dicembre scorso, ha rotto ogni ulteriore indugio e ha dichiarato “venerabile“ il suo amato predecessore . Ma la decisione è stata presa anche perché decine e decine di rabbini americani, riuniti a convegno, gli inviarono un messaggio con il quale si dissociavano nettamente  dalla campagna di diffamazioni condotta da certi confratelli europei. Quei rabbini ricordavano come Pio XII fosse giunto a far rompere il sigillo della clausura dei monasteri per ospitare ebrei, travestiti poi da suore o da frati e muniti di documenti falsi forniti da stamperie ecclesiali. La preghiera per ottenere la beatificazione del Papa, approvata dal Presidente della CEI, è esplicita al proposito: “Ha aperto le braccia di Pietro, senza distinzione, a tutte le vittime dell’immane tragedia della II guerra mondiale”. E: “Con dottrina sicura e mite fermezza, ha guidato la Chiesa attraverso il mare agitato delle ideologie totalitarie“.
Ora, però, la parola è a Dio e a nulla serviranno più proteste, sdegni, invettive. La causa di papa Pacelli per la Chiesa è finita: non resta che attendere la conferma divina, l’imprimatur del Cielo sulla convinzione degli uomini che Eugenio Pacelli ha vissuto sino in fondo,”in modo eroico“, le virtù evangeliche. Si attende, cioè, che siano vagliati i casi (uno soprattutto, nella diocesi di Sorrento: una donna incinta guarita da un linfoma maligno), inesplicabili per la scienza e, per la Chiesa, miracoli. Segni, cioè, della potenza di intercessione presso Cristo del candidato a essere venerato sugli altari come "Beato Pio XII".

11.8.10

Professor universitário judeu demonstra acção de Pio XII a favor do judeus

Uma das bestas negras do progressismo antieclesial e anticlerical, Pio XII, ao que indicam investigações recentes, foi vítima de uma campanha de assassinato de carácter orquestrada pelo KGB e organizações congéneres de países da esfera de influência soviética, nomeadamente através da escrita encomendada da peça de teatro “O Vigário”, a qual lançou para a cultura popular a imagem de Pio XII como anti-semita e filonazi. Curiosamente, os judeus têm sido grandemente responsáveis pela reabilitação da imagem de Pio XII.

Un rabino prueba en un libro la insistente acción de Pío XII para librar a los judíos de los nazis
David G. Dalin, profesor de Ciencias Políticas e Historia en «Ave Maria University» en Naples, Florida.
Álvaro de Juana/ReL
Mucho se ha hablado de la relación entre el Papa Pío XII y Adolf Hitler. Se le ha acusado al Pontífice de colaboracionista nazi, pero también de salvador de los judíos. ¿Cuál fue la verdadera cara de este Papa? Las dudas han sido despejadas gracias a la ardua investigación del rabino David G. Dalin, profesor de Ciencias Políticas e Historia en Ave Maria University en Naples, Florida; y articulista en varias publicaciones. Su investigación la ha resumido en «El mito del Papa de Hitler. Cómo Pío XII salvó a los judíos de los nazis», de Ciudadela.
El mal llamado «Papa de Hitler», Eugenio Pacelli, nació en Roma en 1876 y tras estudiar derecho canónico, se convirtió en uno de los consejeros papales de mayor confianza. «Durante la Primera Guerra Mundial, Pacelli fue nombrado nuncio papal en Baviera» y más tarde «arzobispo», explica el rabino G. Dalin, que destaca además, la amistad que tuvo con el judío Bruno Walter, director de orquesta de la Ópera de Munich, quien «posteriormente se convirtió al catolicismo». Éste «fue uno de los muchos judíos a los que Eugenio Pacelli ayudó a rescatar», explica en el libro.
Profetas falsos y diabólicos
Una de los asuntos que más critica el rabino es el «olvido» que algunos detractores de Pío XII parecen tener con respecto a esta clase de hechos. Entre estos destaca John Cornwell, autor de «El Papa de Hitler», publicado en 2000, trata de demostrar que Pacelli fue antisemita. Sin embargo la historia pone a cada uno en su sitio y G. Dalin lo demuestra: «Pacelli fue el primer Papa en asistir, en su juventud, a una comida de sabbat en un hogar judío y en haber discutido de modo informal, con miembros eminentes de la comunidad judía de Roma, sobre temas de teología judaica». «En 1935, en una carta abierta al obispo de Colonia, el ya cardenal Pacelli llamó a los nazis «falsos profetas con la soberbia de Lucifer». Ese mismo año, «atacó a las ideologías poseídas por la superstición de la superioridad de raza o de sangre», revela el libro. Según confesó a sus amigos, «los nazis eran diabólicos» y «Hitler está completamente obsesionado». «Todo lo que no le resulta útil lo destruye; este hombre es capaz de pisotear cadáveres».
Además, G. Dalin, subraya unas palabras que Pacelli pronunció en reunión con el antinazi Dietrich von Hildebrand: «No hay reconciliación posible entre el cristianismo y el racismo nazi».
Durante su purpurado, Pacelli fue conocido por los nazis como un cardenal «amigo de los judíos»; la animadversión nazi creció con su elección papal en 1939. Ya desde el comienzo de su pontificado, «respondió a un decreto antisemita otorgando cargos en la Biblioteca Vaticana a varios de los eruditos judíos rechazados por el régimen», confirma el rabino. Su primera encíclica, «Summi Pontificatus», abogaba por «la paz, rechazaba de forma expresa el nazismo y mencionaba de manera explícita a los judíos». Más aún: «Durante la Segunda Guerra Mundial, Pío XII habló en favor de los judíos europeos y urgió a los obispos a salvar a los judíos y a otras víctimas de la persecución nazi».
Una de sus mayores acciones en su favor ocurrió «durante la ocupación nazi en Roma, cuando tres mil judíos encontraron refugio al mismo tiempo en la residencia papal de verano de Castel Gandolfo», convirtiéndose «los apartamentos privados de Pío XII en una especie de clínica obstétrica temporal».
La comunidad judía, no ajena a la labor del pontífice, elogió al Papa en multitud de ocasiones. En 1958, al morir Pío XII, daría comienzo una enorme corriente de organizaciones y periódicos semitas que rendirían tributo al bien llamado, poco más tarde, «justo entre las naciones».
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